Un rapporto recente di Intesa Sanpaolo accende segnali d’allarme sul mercato del gas: in uno scenario negativo il prezzo del TTF potrebbe raggiungere i 140 euro/MWh tra ottobre e dicembre 2026, con ripercussioni dirette sulle bollette e sull’industria. Mentre lo Stretto di Hormuz resta un fattore di instabilità, a New York si profila un possibile incontro tra Zelensky e Trump che potrebbe influire sui rischi nel Mar Nero e sulle rotte energetiche.
Cosa dice il report e perché conta ora
Secondo lo studio, la combinazione di scorte europee sotto la media, una maggiore dipendenza dal GNL e flussi ridotti dal Golfo crea un quadro vulnerabile in vista del prossimo inverno. La perdita stimata di gas liquefatto dal Qatar — circa il 20% per un periodo di tre-cinque anni — fa salire l’intera curva dei prezzi di riferimento.

Un altro elemento che tende a comprimere gli stoccaggi è la backwardation: quando il prezzo spot supera i contratti futuri, le aziende hanno meno incentivi a riempire i depositi, aggravando la fragilità del sistema in caso di ondate di freddo prolungate.
Numeri chiave previsti nel peggiore scenario
Intesa traccia traiettorie molto diverse a seconda dello scenario. Nel caso negativo, le proiezioni principali sono:
- TTF: fino a 140 €/MWh nel Q4 2026; 126 €/MWh nel Q1 2027; poi una discesa verso 80–82 €/MWh nel resto dell’anno, con una media 2027 pari a 93,5 €/MWh.
- Scenario base: valori più contenuti, con il TTF intorno ai 70 €/MWh nel Q4 e 63 €/MWh nel Q1.
- PUN (prezzo unico nazionale): media prevista 157,2 €/MWh nel 2026 e 140 €/MWh nel 2027, con un picco atteso fino a 200 €/MWh nel quarto trimestre 2026.
- Brent: resilienza che limita gli aumenti, ma con possibili spinte al rialzo fino a 82 $/barile nel Q4 2026 e una media 2027 di 72,5 $/barile nello scenario di interruzioni prolungate.
Queste cifre spiegano in che modo una crisi sul fronte del gas si tradurrebbe rapidamente in costi più elevati per famiglie e imprese, soprattutto se la transizione verso le rinnovabili non accelera.
Perché il petrolio mostra maggiore tenuta
Nonostante i danni alle rotte in Medio Oriente, il prezzo del greggio è cresciuto meno rispetto al gas. La ragione è duplice: l’aumento dell’offerta da paesi extra-Med (Stati Uniti, Guyana, Brasile) e il calo della domanda globale che ha alleggerito la pressione sui mercati. Inoltre, scorte strategiche e commerciali hanno contribuito a smorzare le tensioni.
Intesa stima però che, se le interruzioni logistiche dovessero protrarsi fino alla metà del 2027, anche il Brent sperimenterebbe rialzi significativi, rendendo più costose le materie prime energetiche a livello mondiale.
Impatto sull’Italia: bollette, industria e strategie
Per i consumatori italiani l’effetto più immediato sarebbe sull’elettricità, dato il legame ancora forte tra prezzo del gas e tariffa. Le imprese più energivore potrebbero vedere aumenti consistenti dei costi di produzione, con possibili ricadute su prezzi al consumo e competitività.

Non tutti i depositi europei sono allo stesso livello: l’Italia registra una riempitura intorno all’85%, ma la media continentale è ai minimi dal 2021. Inoltre, nel 2027 è previsto il divieto ai contratti a lungo termine per il gas russo, elemento che potrebbe comprimere ulteriormente l’offerta di GNL.
Fattori geopolitici da monitorare
Lo Stretto di Hormuz rimane un punto critico: attacchi a petroliere e infrastrutture possono protrarre le interruzioni logistiche. Sul versante ucraino, invece, la possibilità di un incontro tra Zelensky e Trump alla Fase Generale dell’ONU introduce un elemento nuovo: rappresentanti ucraini indicano che il colloquio potrebbe agevolare un cessate il fuoco in alcune aree strategiche, inclusi i corridoi marittimi del Mar Nero.
Resta comunque elevata l’incertezza: negoziati lenti o escalation locali potrebbero ribaltare gli scenari previsti dal report.
- Segnali da seguire nelle prossime settimane: andamento delle temperature invernali, livelli di riempimento degli stoccaggi europei, evoluzione del GNL dal Qatar e risultati concreti degli incontri diplomatici internazionali.
- Effetti pratici: possibili rincari delle bollette elettriche e dei carburanti; maggiore pressione sulle politiche di diversificazione energetica; opportunità e rischi per le società energetiche quotate.
In sintesi, il messaggio principale è che il rischio più immediato viene oggi dal gas: il mix tra offerta più debole, scorte basse e tensioni geopolitiche può tradursi in prezzi molto più alti nel breve termine. Le mosse di governi e operatori nei prossimi mesi saranno decisive per limitare danni economici e sociali.
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Giornalista esperto, Alessandro Bianchi guida il lettore nell’attualità italiana e internazionale con passione e precisione. Il suo approccio didattico rende l’informazione accessibile a tutti.