Emilia divisa: due visioni opposte sulla Cina emergono dalla regione!

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Per Pontremoli (Dallara) la questione industriale è compromessa, pertanto è inevitabile confrontarsi con la produzione cinese. Per Gherardi (Crif), l’approccio commerciale cinese è di natura predatoria e necessita di opposizione. Chi dei due sostiene la tesi corretta?

Contrasti evidenti.

1) Giovedì 13, la Borsa di Milano ha raggiunto i livelli più alti dal 2001. Al contrario, a Wall Street si è assistito a una ripresa delle vendite nel settore tecnologico a seguito dei risultati insoddisfacenti di CoreWeave e l’abbandono di SoftBank dall’investimento in Nvidia, il colosso con una market cap che supera i 5.000 miliardi di dollari.

2) Durante un convegno entusiasmante organizzato da Crif martedì 11, capitanato dall’imprenditore bolognese Carlo Gherardi, si è discusso di futuro e tecnologia. L’ex manager di Ibm e attuale leader di Dallara, Andrea Pontremoli, ha evidenziato l’importanza di aprire al mercato cinese; poco dopo, lo stesso Gherardi ha esortato a tenersi distanti dalla Cina.

In questo periodo, anche tra persone rispettabili con valori condivisi, si evidenziano profonde divisioni. È la radicalizzazione, Bellezza, come direbbe un filosofo. In realtà, viviamo in un’epoca di radicalizzazioni che spesso si riflettono negativamente sui cittadini, anche nel campo economico e finanziario, benché non specificamente nei casi menzionati.

Il significato dietro il record dei 45.000 punti

Cosa ha portato le aziende quotate alla Borsa di Milano a stabilire un nuovo record superando i 45.000 punti, il massimo dal 2001? Negli ultimi mesi, abbiamo assistito a un’impressionante crescita delle azioni bancarie, grazie a profitti eccezionali e a operazioni di consolidamento nel settore (dall’acquisizione riuscita di Mps su Mediobanca all’operazione non conclusa di Unicredit su Bpm, passando per le piccole e medie banche con l’acquisizione di Bper su Bps e di Banca Ifis su Illimity Bank). Allo stesso tempo, alcune delle principali società italiane, come Stellantis, hanno optato per la Borsa di Amsterdam dove, in contrasto con i principi dell’UE, godono di vantaggi fiscali indebitamente bassi.

Due prospettive completamente differenti

Che cosa ha spinto un manager di successo come Pontremoli a promuovere un maggiore coinvolgimento con la Cina e Gherardi, che con Crif valuta aziende da quasi tutto il mondo tranne che dalla Cina, a sconsigliare fortemente lo sviluppo di relazioni commerciali con questo paese? Pontremoli, sostenuto dal successo globale di Dallara, ha affermato: «Sono stato in Cina due settimane fa, ho visitato Byd, il grande produttore di auto elettriche. Ragazzi, non c’è paragone. Trent’anni fa, nel ’95, erano solo settanta persone in 70 mq. Oggi hanno un milione di dipendenti, 122.000 ingegneri e registrano 45 brevetti al giorno. Dove andiamo?»

Gherardi ha risposto: «Per quanto riguarda la Cina, non esprimo un parere di Crif, ma uno generale. Sono stato in Cina nel 2005: ci hanno accolto a braccia aperte per sfruttare la nostra tecnologia e poi ci hanno scaricati, dicendoci che dovevamo scegliere tra restare in Cina o andare a Taiwan. Dopo l’esperienza oppressiva in Cina, siamo andati a Taiwan, che potrebbe essere invasa, ma è meglio che restare in Cina. Dobbiamo fermare la Cina, non possiamo continuare ad accettare i loro prodotti… Quindi dobbiamo difenderci dalla Cina, dobbiamo unirci di più, dobbiamo puntare sull’innovazione. Poi abbiamo capito che, per quello che facciamo noi come Crif, quindi informazione, credit bureau, business information, non avevamo la dimensione critica e quindi siamo usciti».

Chi avrà ragione nel lungo periodo?

A lungo termine, chi avrà ragione? Pontremoli o Gherardi? Eppure, sono grandi amici, ma la Cina li divide. Come voi lettori sapete, Class Editori ha tre partnership con la Cina: lo scambio di informazioni attraverso la collaborazione con Xinhua, l’ex agenzia Nuova Cina, con cui realizziamo una newsletter settimanale; con China Media Group, la televisione cinese che si sta espandendo anche al di fuori della Cina, produciamo il programma Cargo, realizzato in Italia da Class Cnbc; e da un anno, in base all’accordo firmato con Il Quotidiano del Popolo durante la visita della presidente Giorgia Meloni a Pechino, abbiamo uno scambio di 4-5 pagine al mese per parlare di aziende e prodotti italiani sul media cinese e di aziende e prodotti cinesi sui nostri media.

Ha ragione Pontremoli? Ha ragione Gherardi? Hanno ragione entrambi, perché sicuramente la Cina non è un paese facile, ma è anche il paese più grande del mondo insieme agli Stati Uniti. Ma allora è meglio Donald Trump o Xi Jinping? Trump è il presidente di un paese democratico, ma si comporta quasi come un dittatore non solo nel modo di esprimersi ma anche nelle sue azioni; Xi è il leader di un paese ufficialmente comunista e ha il compito di far crescere ed evolvere questa nazione con 1,4 miliardi di abitanti, mentre gli USA hanno circa 450 milioni di abitanti. Il vero problema è che, quando Trump e Xi si sono incontrati di recente, hanno concluso ben poco tra loro. Un segnale preoccupante, anche perché in termini di popolazione, e quindi di reddito, gli USA, seppur su un territorio vastissimo, hanno poco più di un terzo degli abitanti cinesi. Una ragione in più per non dimenticarci della Cina, che deve creare risorse per 1,4 miliardi di abitanti. Tuttavia, con un regime misto, perché ha la borsa come un paese capitalista, ma all’opposto una struttura in cui non esiste altro partito se non quello comunista.

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Rimane il fatto che, in larga misura, il destino del mondo dipende e dipenderà da come questi due paesi si comporteranno l’uno con l’altro, in attesa che l’India, con più o meno gli stessi abitanti della Cina, raggiunga un livello di vita se non americano almeno cinese per tutti i suoi cittadini.

Il secondo contrasto: Borsa Italiana vs Wall Street

Secondo contrasto.

La Borsa italiana che sale, Wall Street che scende nonostante il guadagno record di SoftBank, che incassa un enorme valore dalla vendita della sua partecipazione in Nvidia, che a sua volta è stata creata e sviluppata da un abile cinese di Taiwan conquistando il primato di capitalizzazione nel mondo.

Qui il contrasto sta proprio nel fatto di comportamenti divergenti tra chi (SoftBank) capitalizza i record di Nvidia, la quale, invece, in sintonia con il resto della borsa americana cala: certamente per le vendite di SoftBank ma anche perché il segno generale di Wall Street è negativo.

Che cosa causa questa divergenza? Da un lato, la Borsa Italiana che sale fino a livelli che non si vedevano da decenni, nonostante i forti contrasti in parlamento, con un andamento economico nazionale non esaltante e, dall’altro lato, Wall Street che scende nonostante capitalizzazioni da record mondiale di società come Nvidia.

La divergenza ha principalmente una causa, quella politica e di governo: mentre in Italia, nonostante tutto, il governo è stabile e con un comportamento coerente, negli USA c’è guerra politica. Quindi, mentre c’è sostanziale tranquillità per quanto riguarda anche la durata del governo italiano che ha ancora due anni davanti, negli USA le uscite ormai quotidiane di Trump gettonano lo scompiglio, che non viene certo mitigato da interventi di professionisti della Borsa.

Un’elezione che promette speranza

Quanto potrà durare questa situazione negli USA? L’elezione a sindaco di New York di Zohran Mamdani, un trentaquattrenne di origine asiatica, più a sinistra di qualsiasi altro sindaco di New York, significa che gli americani (almeno della più importante metropoli del mondo) non hanno dimenticato la democrazia? E il manifestarsi di scandali sessuali che sembrano coinvolgere il presidente Trump avranno la forza di metterlo in difficoltà? E quanto pesano sul giudizio che su Trump sta maturando anche in chi lo ha votato e non solo negli USA ma anche nel mondo, con le sue eccentricità non solo per l’alternanza di cravatte di vari colori uniformi e le continue conferenze stampa con alle spalle il coro silenzioso dei suoi collaboratori? Congiunturalmente il recupero di immagine nel mondo che Trump aveva avuto con gli accordi per Gaza non è forse minacciato dal comportamento del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu che non ha arrestato l’uccisione di palestinesi anche dopo l’accordo? Se ne contano infatti da allora oltre 250, tra cui 60 bambini.

E i suoi incontri e l’apparente feeling con il dittatore (presidente) Vladimir Putin che fine hanno fatto, viste le continue stragi in Ucraina?

Un mondo di contrapposizioni

In definitiva, il mondo è sempre più condizionato dalle contrapposizioni anche se da parte di alcuni leader mondiali sembrava esserci la volontà di salvare il mondo. Un salvataggio che appare sempre più difficile anche nell’altra guerra che è in corso da tempo, quella tecnologica. In essa, gli USA sembrano avere il vantaggio grazie anche ai miliardi di dollari raccolti da alcune società del settore. Ma è sufficiente la potenza finanziaria per fare il bene del mondo? O perché questo bene sia reale, è necessario che la tecnologia sia accompagnata dall’umanità, una risorsa che appare sempre più scarsa?

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Riflessioni sull’intelligenza artificiale

Non vi è nella storia dell’umanità un’innovazione che abbia suscitato tanto entusiasmo e speranza quanto l’avvento dell’intelligenza artificiale. Tuttavia, l’IA ha anche suscitato le più profonde preoccupazioni per la perdita di posti di lavoro, come effettivamente è già avvenuto in alcuni settori. Ma forse si è esagerato sia in un senso che nell’altro. In termini ancora più materiali, l’IA generativa o non generativa porterà a una ripresa economica, a una crisi economica o a una reazione sociale? Oppure a una combinazione di tutte e tre? È opinione comune tra gli studiosi che inizieremo a scoprirlo nell’anno che inizierà tra meno di due mesi.

Gli elementi di valutazione e i trend sono tuttavia già evidenti. Ad esempio, alcuni analisti ritengono che l’avanzare dell’IA sia la causa principale di una certa disoccupazione tra i laureati negli Stati Uniti. Certo, il dato esiste, ma la disoccupazione è quasi certamente dovuta al fatto che per questi neolaureati non ci sia stato tempo per ricevere una preparazione adeguata all’evoluzione provocata dall’IA. Probabilmente questa emergente difficoltà di collocazione per i laureati, anche secondo uno studio di Yale Budget Lab, deriva dalla sfasatura temporale tra la preparazione a determinati compiti richiesti dall’IA e i corsi universitari seguiti dai giovani senza oggi un adeguato posto di lavoro. Non vi è dubbio, tuttavia, che la proposta da parte di imprese di IA di cosiddetti «agenti virtuali» che possono svolgere almeno alcune delle funzioni necessarie per di più 24 ore su 24 e quindi a costi inferiori, ha e avrà comunque effetti.

Quante aziende dipendono dall’IA

Sul fronte dei conti delle aziende che dipendono dall’IA, esiste uno studio della Banca centrale d’Inghilterra che rivela un dato importante: queste aziende rappresentano, a ottobre, già il 44% della capitalizzazione di mercato dell’indice Standard & Poor 500. Come dire che il fattore IA condiziona già quasi la metà delle società che fanno parte di un indice fondamentale dei mercati borsistici come S&P. E il rapporto fra prezzi e utili futuri per questo basket è pari a 31 contro il 19 dell’indice complessivo.

Un altro autorevole studio indica per questo che, se le aziende riuscissero a integrare l’intelligenza artificiale nella loro attività, aumenterebbe la loro produttività e potrebbero ottenere grande fortuna.

È stato calcolato che degli 800 milioni di individui che usano l’IA generativa, solo una parte più ridotta la usa attualmente nel lavoro. Ma in realtà, secondo uno studio americano di Census bureau, soltanto il 10% delle aziende che hanno più di 250 dipendenti afferma di aver integrato le IA nel proprio processo produttivo. Vuol dire, quindi, che la rivoluzione dell’IA è ancora agli inizi nella larghissima parte delle aziende del mondo.

La grande novità di MF GPT

Con una base dati e notizie con queste caratteristiche si possono ottenere informazioni, analisi e risposte affidabili e quindi valide e utili; altrimenti si rischiano le cosiddette allucinazioni. Chi, spendendo centinaia di miliardi, ha raccolto una marmellata di contenuti provenienti da fonti diverse, non può che offrire informazioni e risposte confuse, dove i vari dati e le varie interpretazioni possono annullarsi o deformarsi a vicenda rispetto alla realtà.

Post Scriptum: la caduta in borsa di Azimut

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