Credito in Lazio diviso: grandi gruppi finanziati, pmi escluse secondo Cgia

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Con i tassi della Bce rimasti fermi al 2% nelle ultime decisioni, il credito bancario mostra segnali di ripresa ma non in modo omogeneo: la crescita degli impieghi alle imprese c’è, ma è concentrata soprattutto nelle grandi realtà e nella capitale, mentre molte microimprese restano ai margini. Questo divario ha conseguenze concrete per investimenti locali, occupazione e capacità di ripresa dei territori.

Dati recenti: una crescita asimmetrica

Secondo l’analisi dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre, tra novembre 2024 e novembre 2025 gli impieghi netti alle imprese in Italia sono aumentati complessivamente di circa 5 miliardi di euro, pari a un +0,8% su base annua. Dietro a questo risultato però si nascondono due facce opposte del mercato del credito.

Le società di dimensioni maggiori hanno assorbito la parte prevalente dei nuovi finanziamenti, mentre le realtà più piccole — quelle con meno di 20 addetti — hanno subìto una contrazione: i prestiti a queste microimprese si sono ridotti di circa 5 miliardi, con un calo vicino al 5%.

  • Segnale positivo per l’erogazione complessiva, ma:
  • Fenomeno selettivo che privilegia aziende di maggiori dimensioni;
  • Microimprese e piccole attività continuano a soffrire, mettendo a rischio la diffusione della ripresa.

Lazio: Roma che sposta l’ago della bilancia

Nel Lazio gli impieghi alle imprese sono cresciuti di circa 4,1 miliardi, un aumento relativo del 6,6% rispetto all’anno precedente. Tuttavia la dinamica regionale è fortemente sbilanciata: la Città Metropolitana di Roma registra il rialzo più consistente, mentre nelle altre province il quadro è molto più frammentato.

Variazioni degli impieghi per provincia (nov 2024 — nov 2025)
Provincia Variazione %
Roma +7,9%
Latina +3,6%
Frosinone +3,1%
Viterbo +0,3%
Rieti -9,8%

Perché la capitale fa la differenza

Secondo Paolo Zabeo, coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA, la concentrazione dei finanziamenti a Roma riflette fattori strutturali: qui hanno sede grandi gruppi industriali, società nazionali e multinazionali, che richiedono linee di credito più consistenti. Poche operazioni di grande importo possono quindi modificare sensibilmente il bilancio regionale, mentre nelle province la domanda e l’offerta di credito restano più contenute e prudenti.

La conseguenza è che, pur in presenza di un contesto monetario meno restrittivo rispetto al passato, la ripresa non è ancora diffusa: molte imprese locali non vedono aumentare la propria capacità di accesso al credito e rimangono esposte al rischio di un recupero diseguale.

Implicazioni pratiche per imprese e territori

La disparità nell’erogazione del credito ha effetti misurabili sull’economia reale: la difficoltà delle microimprese ad ottenere prestiti può frenare investimenti, innovazione e occupazione nei territori extra-capitali. Le amministrazioni locali e gli operatori finanziari potrebbero dover intervenire con strumenti mirati per ridurre il gap.

Politiche che rafforzino il supporto alle piccole imprese — garanzie mirate, prodotti di credito adattati alle esigenze delle realtà locali, interventi per migliorare la bancabilità delle PMI — risultano strategiche per evitare che la ripresa resti concentrata solo in alcune aree.

In sintesi: il quadro è migliorato sul piano aggregato, ma la distribuzione del credito rimane sbilanciata. Capire dove e perché il flusso di risorse arriva è cruciale per progettare interventi che rendano la ripresa più equa e sostenibile.

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