Bollette energia: Arera svela nuovi dati, prezzi ancora volatili

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Nonostante la graduale attenuazione della crisi energetica, l’Italia resta tra i paesi europei con le bollette più alte: lo conferma la Relazione annuale 2025 di Arera, presentata il 1° luglio. Il dato interessa famiglie e imprese e ha impatti immediati sui bilanci domestici e sulla competitività delle aziende.

Prezzi e divari: cosa emerge dal confronto con l’Eurozona

Nel 2025 il prezzo medio finale dell’elettricità per i clienti domestici in Italia si è leggermente ridotto, ma rimane ben al di sopra della media dell’area euro. L’aumento relativo è concentrato soprattutto nella componente energia, che spiega gran parte del differenziale con gli altri paesi.

Per le imprese la situazione è ancora più marcata: il costo finale per il settore non domestico è diminuito solo marginalmente rispetto all’anno precedente e risulta molto superiore alla media europea, principalmente per l’incidenza della quota relativa all’energia acquistata sui mercati.

Mercato libero vs tutela: chi paga di più

La liberalizzazione non ha finora portato risparmi generalizzati per le famiglie. Anche nel 2025 chi ha scelto il mercato libero ha mediamente sostenuto costi più elevati rispetto a chi resta nei regimi di tutela.

Nel settore elettrico il mercato libero copre la maggioranza dei punti di prelievo domestici, ma la concentrazione dei provider si sta ridisegnando: Enel mantiene la leadership commerciale, pur con una quota in riduzione; crescono invece gruppi come A2A ed Edison.

  • Elettricità famiglie: prezzo medio 35,12 cent€/kWh (-1,6% su 2024), circa il 13% sopra la media euro.
  • Imprese: prezzo medio 26,25 cent€/kWh (-1%), superiore del 24,1% rispetto all’Eurozona.
  • Gas domestico: clienti con consumi fino a 5.000 m³ pagano in media 112,4 cent€/m³; per i clienti vulnerabili la stima è 93,5 cent€/m³.
  • Quote di mercato (elettricità): Enel ~22,3%, A2A ~10%, Edison ~7,5%.
  • Vendita finale gas: Edison ~16,8%, Eni ~12,7%, Enel ~9,7%.

Consumi, produzione e il ritorno del termoelettrico

La domanda elettrica complessiva è rimasta pressoché stabile a circa 312,4 TWh, ma è cambiata la composizione della produzione: cresce il ruolo del termoelettrico e diminuiscono alcune rinnovabili, con dinamiche differenti al loro interno.

La produzione nazionale lorda è aumentata a 277,4 TWh (+2,4%). Il contributo del termoelettrico è salito di oltre il 5%, mentre le rinnovabili nel loro complesso segnano una flessione dell’1,5%; in particolare il fotovoltaico ha registrato una robusta crescita, l’eolico e l’idroelettrico invece una contrazione.

Sul fronte gas, i consumi nazionali sono saliti di quasi il 2% (a 62,1 miliardi di m³), spinti ancora una volta dall’uso in termoelettrico. La produzione interna è aumentata, ma la dipendenza dalle importazioni resta molto alta.

Importazioni e nuovi flussi

L’approvvigionamento estero continua a evolvere: le importazioni sono cresciute su base annua e si osserva un incremento importante dei volumi da Stati Uniti, Norvegia e Olanda. L’Algeria resta il primo fornitore, seguita da Azerbaigian e Stati Uniti.

In particolare il ruolo del gas naturale liquefatto (LNG) si è rafforzato: il suo impiego è aumentato di oltre il 40% e ora rappresenta circa un terzo delle importazioni complessive, contribuendo a diversificare le rotte ma senza annullare la forte dipendenza dall’estero.

Impatto sociale e misure di sostegno

La fotografia sociale restituisce una domanda di aiuto ancora elevata: nel 2025 sono stati beneficiari delle agevolazioni energetiche circa 4,3 milioni di famiglie. Gli stanziamenti stimati per bonus ordinari e interventi straordinari superano il miliardo di euro complessivamente tra elettricità e gas.

Questo mix di prezzi elevati, volatilità internazionale e scelte di mercato incide direttamente sul potere d’acquisto delle famiglie e sui costi operativi delle imprese, con ricadute che si misureranno anche nelle scelte di investimento e nell’efficienza energetica.

In assenza di shock immediati, la traiettoria dei prossimi mesi dipenderà dalla stabilità geopolitica, dall’andamento delle importazioni di LNG e dalla capacità del mercato di trasferire alle famiglie i benefici di eventuali riduzioni dei prezzi all’ingrosso.

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