Antonioni: la cupola abitabile in Sardegna che riscrive l’architettura

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Una cupola in cemento sulla scogliera di Costa Paradiso che unisce architettura sperimentale, paesaggio selvaggio e memoria cinematografica: è la “Binishell” progettata da Dante Bini, abitazione che in passato ospitò Michelangelo Antonioni e Monica Vitti. Ora la struttura è sul mercato e un gruppo del Politecnico di Milano ha proposto di collegarla a un progetto museale sotterraneo: due eventi che aprono questioni concrete su conservazione, uso e valore culturale del luogo.

Come funziona la tecnologia che la rende speciale

La caratteristica principale delle Binishell risiede nella tecnica costruttiva: si tratta di cupole in calcestruzzo formate mediante una membrana di posa che permette di ottenere una volta monolitica. Le aperture non sono previste a monte, ma vengono praticate successivamente nella struttura, e questo condiziona profondamente il rapporto tra interno e paesaggio.

L’effetto è quello di finestre come vere e proprie “fenditure” nella materia: scorci delimitati che organizzano la vista verso il mare e stabiliscono una gerarchia spaziale tra aree intime e spazi più pubblici.

Interni e luce: forme, materiali e atmosfera

L’allestimento interno richiede scelte misurate. Gli arredi non possono essere disposti liberamente perché la pianta e le curvature dettano posizioni obbligate; l’approccio è perciò essenzialmente minimalista e sensoriale.

La luce naturale arriva soprattutto da una grande finestra che guarda il mare, integrata da sottili feritoie superiori che lambiscono la volta interna. L’illuminazione artificiale è pensata per completare questo equilibrio, con apparecchi che valorizzano le superfici dal basso verso l’alto, creando continuità luminosa a prescindere dall’ora del giorno.

La cucina, in questa casa, perde il ruolo di centro nevralgico della vita domestica per assumere una funzione discreta e integrata, mimetizzandosi nel candore delle pareti. Materiali come la pietra grezza a pavimento, pareti a secco e un camino allungato contribuiscono a definire un’atmosfera intima, lontana dall’arredo invasivo.

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Esterno e rapporto con il paesaggio

La cupola dialoga con l’esterno attraverso verande e balconi che fungono da “spazi filtro”: cuscinetti che migliorano la vivibilità e rendono più fluida la transizione tra interno e costa. In un contesto come la Sardegna settentrionale, la qualità del luogo diventa a sua volta parte integrante del progetto architettonico.

  • Località: Costa Paradiso, Sardegna settentrionale
  • Progettista: Dante Bini
  • Tipologia: cupola in calcestruzzo (Binishell)
  • Residenti illustri: Michelangelo Antonioni e Monica Vitti (in passato)
  • Stato attuale: immobile in vendita tramite Engel & Völkers
  • Proposta culturale: tesi del Politecnico che ipotizza un museo ipogeo per ospitare le opere di Antonioni

Un team del Politecnico, guidato dall’architetto Matteo Sacchetti con il contributo dei colleghi Luca Basso Peressut e Cristina F. Colombo, ha seguito una tesi che esplora la possibilità di realizzare un percorso museale sotterraneo tra le scogliere e le cupole, pensato per conservare e valorizzare il patrimonio artistico legato al regista.

Il progetto solleva quesiti pratici e culturali: come preservare un manufatto sperimentale senza snaturarlo? Quale uso pubblico è compatibile con la fragilità paesaggistica dell’area? La vendita dell’immobile apre anche una partita economica sul futuro della struttura, che può oscillare tra tutela e trasformazione in base agli interlocutori che entreranno in scena.

Perché questa storia conta oggi

Perché mette insieme tre fronti che incidono direttamente sulla gestione del territorio: l’innovazione costruttiva, il valore paesaggistico e la memoria culturale legata al cinema. La possibile nascita di un museo ipogeo e la messa in vendita dell’immobile rendono la vicenda attuale e rilevante per chi si occupa di patrimonio, pianificazione e turismo culturale.

Il caso della Binishell di Costa Paradiso è quindi un osservatorio utile per chi segue il futuro delle architetture sperimentali: dalla necessità di interventi conservativi all’opportunità di dare nuova vita a spazi che raccontano una storia italiana di invenzione e spettacolo.

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