Appalti pubblici: digitalizzazione accelera con accordo Anac, Demanio e FS Engineering

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Da gennaio 2025 entra in vigore un cambio significativo nella gestione degli appalti pubblici: il BIM (Building Information Modeling) diventa obbligatorio per molte categorie di lavori, con grandi implicazioni per trasparenza, sicurezza e manutenzione degli immobili statali. Un protocollo siglato tra ANAC, Agenzia del Demanio e FS Engineering punta a rendere questa transizione concreta, soprattutto per le stazioni appaltanti più piccole che rischiano di restare indietro.

Il nuovo accordo nasce per ridurre il divario di competenze e strumenti tra amministrazioni centrali e realtà locali: senza supporto tecnico, l’introduzione del BIM rischia di limitarsi a un obbligo formale, privando il Paese dei reali vantaggi della digitalizzazione.

Come cambia l’obbligo e chi è interessato

Dal 1° gennaio 2025 il modello digitale diventa requisito per le nuove costruzioni e per gli interventi con un valore superiore a 2 milioni di euro. Per gli interventi su beni culturali la soglia sale a 5,38 milioni di euro. La norma mira a codificare la gestione digitale dell’intero processo — dalla progettazione alla cantierizzazione fino alla manutenzione.

Le amministrazioni locali, in particolare quelle con risorse limitate, sono il gruppo più esposto al rischio di applicazioni superficiali. Per questo motivo ANAC ha coinvolto due partner tecnici con esperienza operativa per mettere a disposizione competenze specialistiche.

Obiettivi pratici dell’intesa

Il protocollo si propone obiettivi concreti: assistenza tecnica alle stazioni appaltanti, diffusione di standard operativi e incremento del know‑how nazionale sul BIM. Sul fronte operativo, FS Engineering mette sul tavolo procedure già sperimentate nella gestione digitale di cantieri per decine di miliardi di euro, a beneficio dell’intero sistema degli appalti.

  • Maggiore trasparenza: il passaggio ai modelli digitali facilita il controllo dei progetti e riduce margini di opacità nelle gare;
  • Sicurezza in cantiere: informazioni condivise e aggiornate migliorano le condizioni operative e la prevenzione dei rischi;
  • Gestione e manutenzione: il patrimonio pubblico avrà una vera e propria “carta d’identità digitale”, utile per pianificare interventi futuri;
  • Supporto alle stazioni appaltanti: formazione e assistenza tecnica per evitare un’applicazione puramente formale del BIM.

Secondo il presidente di ANAC, Giuseppe Busia, l’iniziativa è necessaria proprio per evitare che la carenza di competenze trasformi l’obbligo in un adempimento burocratico anziché in un progresso operativo. L’amministratore delegato di FS Engineering, Dario Lo Bosco, sottolinea che le esperienze già in corso — che oggi riguardano la gestione digitale di lavori per circa 15 miliardi di euro — possono servire da esempio concreto per estendere buone pratiche a scala nazionale.

Impatto sul patrimonio pubblico

Per l’Agenzia del Demanio, rappresentata da Alessandra dal Verme, il valore principale del BIM riguarda la qualità delle informazioni: conoscere la storia degli interventi, avere dati aggiornati sulle condizioni degli immobili e disporre di tracciature puntuali dei cantieri riduce gli errori valutativi e accelera le decisioni operative.

Il risultato atteso è una gestione più efficiente degli immobili pubblici, con ricadute positive per i cittadini (maggiore sicurezza e uso più razionale delle risorse) e per le aziende coinvolte nei processi di progettazione e realizzazione.

Cosa resta da fare

Nonostante l’accordo, permangono sfide operative: formazione capillare, aggiornamento degli strumenti informatici e definizione di standard comuni. Senza questi elementi il rischio è che il BIM resti uno strumento accessibile solo alle grandi amministrazioni e alle imprese più strutturate.

Il protocollo rappresenta però un primo passo per diffondere competenze e procedure, con l’obiettivo di rendere la digitalizzazione degli appalti pubblici realmente efficace e sostenibile nel tempo.

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