Obbligazioni in calo: oro e Piazza Affari registrano i maggiori rialzi

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Quattro anni di tensioni internazionali e di politiche monetarie serrate hanno rimodellato i portafogli degli italiani: quello che conta oggi non è solo quanto si è guadagnato, ma quanto si è riusciti a proteggere dal rialzo dei prezzi e dai nuovi rischi geopolitici. Le scelte fatte tra il 2022 e la metà del 2026 tracciano indicazioni concrete su cosa funziona in un contesto ancora segnato da incertezze.

Il bilancio

Il salto dell’inflazione dopo lo scoppio della guerra in Ucraina ha rimescolato le priorità dei risparmiatori: proteggere il potere d’acquisto è tornato l’obiettivo principale. Di conseguenza, i conti correnti non sono cresciuti come ci si sarebbe aspettati in periodi di incertezza, perché molti hanno privilegiato strumenti potenzialmente più remunerativi.

Negli ultimi anni si è registrata una crescita della quota investita in fondi e un aumento rilevante delle obbligazioni detenute in portafoglio, che si sono praticamente raddoppiate in termini percentuali. Un ruolo non secondario lo hanno avuto i titoli di stato pensati per i piccoli risparmiatori: l’opzione dei bond indicizzati all’inflazione, come il BTP Italia, ha offerto una via pratica per proteggere i risparmi quando i prezzi crescevano a ritmi eccezionali.

I bond

Il mercato obbligazionario ha attraversato una fase tra le più complicate degli ultimi decenni. L’accelerazione dei prezzi e la risposta delle banche centrali — soprattutto la stretta della Fed e, fino all’autunno 2023, della Bce — hanno messo sotto pressione settori che per anni erano considerati prudenziali.

Un ETF obbligazionario globale coperto dal rischio di cambio, ad esempio, ha fatto registrare un rendimento complessivamente piatto tra aprile 2022 e la metà di luglio 2026. Pur avendo intrapreso una ripresa dal 2024, i recuperi non sono stati sufficienti a compensare le perdite accumulate nei due anni precedenti.

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La situazione è stata ancora più difficile per chi aveva esposizione concentrata sui titoli di Stato dell’area euro: in quel segmento la performance è risultata particolarmente debole. Ne consegue che, in questo arco temporale così anomalo, un mix internazionale di obbligazioni non si è dimostrato efficace come schermo contro l’inflazione.

Le azioni

L’azionario è uscito come il settore più remunerativo per gli investitori nei quattro anni presi in esame. Un ETF in dollari sull’indice MSCI World ha messo a segno una crescita superiore al 60% in valuta, nonostante il dollaro si sia leggermente indebolito nei confronti dell’euro.

La spinta è arrivata soprattutto dal comparto tecnologico e dall’ondata di interesse per l’**intelligenza artificiale**, che sul finire del 2022 ha iniziato a pesare in misura significativa nei flussi e nelle valutazioni. L’indice Nasdaq 100, epicentro delle grandi società tech, ha quasi raddoppiato il suo valore nel periodo considerato.

Parallelamente, però, le Borse europee hanno mostrato una ritrovata vivacità: la stretta sui tassi ha riattivato il settore finanziario e Piazza Affari si è distinta per performance. Milano ha registrato un rialzo intorno al 105% (escludendo i dividendi), superando in termini di crescita il comparto tecnologico statunitense e riportando il mercato italiano ai massimi che non si vedevano da 26 anni.

  • Protezione dall’inflazione: i titoli indicizzati e alcune emissioni retail hanno mitigato la perdita di potere d’acquisto.
  • Obbligazioni: rendimento debole nel periodo, soprattutto per i governativi dell’area euro; diversificazione geografica non sempre sufficiente.
  • Azioni: principali beneficiarie della ripresa, con forti guadagni legati a tecnologia e finanziari.
  • Rischi attuali: concentrazione settoriale, percorso dei tassi d’interesse e tensioni geopolitiche rimangono fattori chiave.

Per i risparmiatori il messaggio principale è duplice. Da un lato, l’esperienza recente conferma l’importanza della diversificazione tra asset che proteggono dall’inflazione e strumenti con potenziale di crescita nel lungo periodo. Dall’altro, la grande variabilità dei rendimenti segnala che la composizione del portafoglio va calibrata sul profilo di rischio, sull’orizzonte temporale e sulle possibili evoluzioni delle banche centrali.

Il contesto rimane volatile: decisioni su tassi, nuove fasi di inflazione o l’aggravarsi delle tensioni internazionali possono modificare rapidamente lo scenario. Per chi vuole preservare capitale e cercare rendimento, conviene ora più che mai conoscere le alternative — dai titoli indicizzati alle scelte azionarie selettive — e valutare aggiornamenti della strategia in funzione dei cambiamenti macroeconomici.

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