Le tensioni in Medio Oriente si sono aggravate nelle ultime ore con recenti ritorsioni iraniane che hanno colpito impianti petroliferi e obiettivi militari, interrompendo parzialmente i flussi nello Stretto di Hormuz e provocando un’impennata dei prezzi energetici. Per l’Italia e i mercati europei la questione è immediatamente rilevante: rialzi del petrolio e del gas possono tradursi in inflazione più alta e crescita rallentata.
Attacchi e contro-attacchi hanno alimentato un’ondata di avversione al rischio sui mercati. Lunedì 2 marzo i contratti sul petrolio e sul gas hanno registrato rialzi marcati, con ripercussioni sui listini e sugli indicatori di sconto del rischio per imprese e utilities.
- Mercati: WTI +6,3% a 71,24 $/barile; Brent +7,2% a 78,12 $/barile.
- Energia: gas TTF di Amsterdam +37,6% a ~44 €/MWh.
- Flussi: lo Stretto di Hormuz resta un nodo critico per l’export di greggio dal Golfo.
Perché lo Stretto di Hormuz conta
Lo stretto tra Oman e Iran è un passaggio marittimo cruciale per il trasporto di greggio. In condizioni normali vi transita una quota significativa della produzione mondiale: le cifre medie recenti indicano valori dell’ordine di decine di milioni di barili al giorno, pari a una porzione sostanziale della domanda globale.
Una chiusura prolungata o ragionata dei transiti costringerebbe i Paesi produttori a cercare vie alternative — oleodotti o scorte strategiche — ma le capacità di bypass sono limitate e non tutte possono essere attivate rapidamente.
Mitigazioni e risposta di mercato
Alcuni Paesi del Golfo dispongono di infrastrutture terrestri che possono ridurre la dipendenza dallo stretto, ma questi sistemi non sempre operano a pieno regime. Analisi di agenzie energetiche stimano che solo alcuni milioni di barili al giorno potrebbero essere reindirizzati via oleodotto in caso di shock.
In parallelo, la decisione di Opec+ di rivedere parzialmente i tagli volontari a partire da aprile 2026 introduce l’ipotesi di offerta aggiuntiva sul mercato, un fattore che potrebbe attenuare parte della pressione sui prezzi se confermato e implementato.
Cosa rischia l’economia italiana
Secondo gli analisti di Banca Akros l’intensità delle ritorsioni supera le attese e, se protratta, può generare uno scenario di stagflazione: crescita stagnante con livelli di inflazione più elevati. L’Italia, che importa oltre il 70% del suo fabbisogno energetico, sarebbe particolarmente vulnerabile.
Gli effetti non sarebbero omogenei: alcuni settori industriali e titoli di Piazza Affari sono più esposti allo shock energetico e al peggioramento della domanda.
| Settore | Aziende di riferimento | Canale principale d’impatto |
|---|---|---|
| Automotive | Stellantis, Pirelli, Brembo, STMicroelectronics (indiretto) | Costi energetici e domanda interna |
| Industriale | Buzzi, Danieli | Interruzioni catena produttiva e aumenti dei costi di input |
| Lusso | Moncler, Brunello Cucinelli, Salvatore Ferragamo | Riduzione della spesa discrizionaria |
| Retail | OVS | Minor traffico e potere d’acquisto ridotto |
Impatto sulle banche, sulle energetiche e sulle utilities
L’esposizione del sistema bancario dipenderà dalla combinazione di andamenti del PIL e dalle mosse di politica monetaria. Se la crescita rallenta mentre i prezzi restano elevati, la qualità del credito e i margini bancari potrebbero risentirne.
Per le compagnie energetiche le cifre forniscono un’indicazione della sensibilità agli aumenti del petrolio: per Eni un dollaro in più al barile può tradursi in decine di milioni di euro di utile aggiuntivo adjusted. Società come Saipem e Tenaris hanno esposizioni significative alle attività offshore e alle aree Medio Oriente–Africa, fattori che amplificano la vulnerabilità operativa.
Nel segmento delle utilities, ogni euro in più per MWh incide sull’Ebit in misura variabile: stime di settore indicano effetti marginali per grandi gruppi come Enel e impatti relativamente maggiori per operatori più piccoli o focalizzati su specifici mercati.
Cosa monitorare nelle prossime ore
- Andamento dei prezzi del Brent e del WTI e della curva del gas TTF.
- Comunicazioni ufficiali di produttori e operatori logistici su chiusure o deviazioni dei flussi.
- Decisioni di Opec+ e interventi delle autorità sui mercati energetici o sulle scorte strategiche.
- Indicatori macro italiani: trimestrali e dati sull’inflazione che potrebbero condizionare la politica monetaria.
La situazione resta fluida. Se da un lato misure di offerta aggiuntiva e capacità di bypass possono limitare l’impatto immediato, dall’altro un’escalation prolungata amplierebbe i rischi per crescita e prezzi. Per imprese, consumatori e investitori il parametro chiave da seguire è la durata dello shock: breve e limitato, l’effetto sarà gestibile; prolungato, le conseguenze potrebbero diventare sistemiche.
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Giornalista esperto, Alessandro Bianchi guida il lettore nell’attualità italiana e internazionale con passione e precisione. Il suo approccio didattico rende l’informazione accessibile a tutti.